11 grandi Aziende che usano i Droni

Dai temibili Predator dell’esercito americano a quelli ultraleggeri utilizzati da INTEL, i droni trovano sempre più spesso posto nelle grandi aziende di tutto nel mondo. Qui di seguito andremo ad elencarne 11 concentrandoci sui modi con cui sfruttano questa tecnologia per stimolare l’innovazione, tagliare i costi, aumentare l’efficienza delle proprie operazioni o addirittura salvare vite umane.

1. INTEL: spettacoli luminosi nel cielo

Il primo utilizzo dei droni in campo artistico risale al settembre 2012 quando a Linz, in Austria, per la prima volta 49 Spaxel dotati di led luminosi hanno decollato simultaneamente e creato una serie di coreografie in cielo. Da quella prima esibizione questa tecnologia ha fatto passi da gigante e ad oggi possiamo considerare gli spettacoli di droni luminosi come una valida alternativa agli spettacoli pirotecnici. Questi droni, programmati per volare in sicurezza in formazione di migliaia di esemplari, possono riprodurre qualsiasi figura 3d, hanno una varietà di colori praticamente illimitata e non producono alcun tipo di inquinamento ambientale ed acustico. Insomma sono veri e propri fuochi d’artificio green.
INTEL ha fatto da apripista a questo innovativo uso dei droni con la progettazione di un proprio Sistema Drone composto da software e hardware sviluppato per far volare simultaneamente migliaia di piccoli droni luminosi guidati da un singolo pilota. Lo Shooting Star è un quadricottero di 280 grammi, creato appositamente per volare in sciame. E’ composto da un telaio in plastica e schiuma poliuretanica e 4 eliche inserite in gabbie protettive. Come hardware monta semplicemente un sensore GPS e come fonte luminosa un LED in grado di creare 4 milioni di tonalità di colori. Nel gennaio 2018, Intel ha lanciato lo Shooting Star Mini, un microdrone del peso di soli 68 g. creato specificatamente per spettacoli luminosi indoor.
Nel 2018, in occasione dell’apertura ufficiale delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, uno sciame di ben 1218 Shooting Star si è esibito per il primo spettacolo di droni nella storia dei Giochi Olimpici, illuminando il cielo con una serie di animazioni fra cui i 5 cerchi olimpici.
Intel sarà partner ufficiale anche per le Olimpiadi in Giappone nel 2021 e per le Olimpiadi Invernali di Pechino nel 2022.
Per approfondire l’argomento potete trovare informazioni su come nasce uno spettacolo di droni, sui record stabiliti negli anni e molte altre curiosità leggendo Droni luminosi: spettacoli nel cielo.

2. Amazon: da Prime a Prime Air

ultimo drone di amazon

Amazon è un’azienda che non ha bisogno di presentazioni. Già nel 2013 annunciò di avere in cantiere un progetto, di nome Prime Air, per l’utilizzo di droni per le consegne a domicilio di carichi fino a 7Kg, in meno di 30 minuti, in un raggio di 20 chilometri circa.

Queste le parole di Paul Misener (VP, Global Innovation Policy and Communications di Amazon): “L’utilizzo di piccoli droni per la distribuzione dei colli migliorerà l’esperienza dei clienti, creerà nuovi posti di lavoro in un settore in rapida crescita e sarà pioniere di nuovi metodi di consegna sostenibili per soddisfare la domanda futura”.

La prima consegna con drone di Amazon è stata portata a termine nel Cambridgeshire, in Inghilterra, il 7 Dicembre 2016. Un anno dopo, all’inizio del 2018 Amazon ha depositato un brevetto per un velivolo a controllo remoto in grado di interagire e rispondere ai gesti umani. Nel giugno del 2019, Jeff Wilke, amministratore delegato di Amazon, ha dichiarato in via non ufficiale come la società fosse pronta già da allora ad iniziare a consegnare i propri pacchi con questa tecnologia.

I nuovi droni, presentati nel giugno 2019 all’annuale re:MARS Conference, sono un modello ibrido: capaci di atterrare, decollare e volare in modalità verticale grazie a sei rotori e di effettuare una transizione, anche in volo, alla modalità ad ala fissa, consentendo un notevole risparmio di energia per poi tornare alla configurazione iniziale garantendo atterraggi precisi e sicuri.

Le ali stesse sono parte integrante del sistema di sicurezza del velivolo ed è proprio sulla sicurezza che si è incentrata gran parte della conferenza. Secondo gli studi condotti dalla società, gli utenti sarebbero propensi a ricevere consegne in volo solo con la garanzia da parte dei fornitori di avere a che fare con mezzi dotati di standard di sicurezza superiori e questi nuovi modelli di droni sono stati presentati non solo come tali ma addirittura come dotati di tecnologie denominate “self-secure”, cioè in grado di gestire questo aspetto autonomamente tramite Intelligenza Artificiale, di variare il loro comportamento in base alle condizioni del momento e di imparare addirittura autonomamente dalla nuove situazione che gli si presentano. Cosa significa?

La maggior parte dei droni ad oggi è in gradi di eseguire operazioni di volo in autonomia ma non è minimamente in grado di reagire ad eventi inaspettati. Le fasi principali della consegna via drone sono due: il transito verso la destinazione e l’approccio al suolo. Nella fase di transito il drone deve essere in grado di rilevare sia oggetti statici, come potrebbe essere una ciminiera industriale particolarmente alta, che oggetti in movimento, come ad esempio un elicottero o un parapendio.

Questo avviene tramite l’implementazione di una tecnologia vagamente simile a quella delle auto a guida autonoma: i droni rilevano e modellano attorno a sé stessi in tempo reale un ambiente tridimensionale elaborando milioni di punti al secondo. In questo modo riescono ad avere una visione istantanea di quello che avviene nel loro spazio aereo di prossimità diventando così capaci di reagire agli eventi inaspettati.

La stessa tecnologia viene adottata per l’approccio al suolo: il drone è in grado di valutare autonomamente se nella zona di atterraggio sono presenti persone o animali e se in fase di avvicinamento andrà a rappresentare una minaccia per la loro sicurezza decidendo così in autonomia se vi sono le condizioni per una consegna sicura.

Questa tecnologia è stata presentata come in grado di rilevare in autonomia anche cavi elettrici, telefonici o, ad esempio, fili per stendere la biancheria, tutti oggetti che rappresentano da sempre una grossa minaccia per il volo a bassa quota. Basti pensare alla fase di atterraggio e di decollo dall’interno del cortile, dalla terrazza o dal giardino di un cliente.

In ultimo, ma non meno importante, è stato posto l’accento sul discorso sostenibilità. Questa tecnologia contribuirebbe a dare una grossa spinta al progetto di Amazon dal nome Spedizione Zero, cioè la visione della società di rendere in un futuro prossimo tutte le consegne effettuate ad emissione di Co2 nulla. Il primo obiettivo è già fissato: dimezzarle entro il 2030.

3. FedEx: droni per la manutenzione degli aerei

drone fedex in volo per consegne

FedEx è uscita allo scoperto solo poco tempo fa ma non era un segreto che stesse studiando attentamente e da vicino l’evoluzione della tecnologia dei droni. Nel 2018, Henry Maier, CEO di FedEx Ground disse: “Un anno fa, nel giorno del Cyber Monday, FedEx Ground ha gestito circa 22 milioni di pacchi, l’equivalente di un numero immenso di droni nell’aria. Non sono sicuro che siano davvero pratici per questo business”

Poco dopo ecco l’inversione di rotta: il FedEx Institute of Technology di Memphis ha annunciato un’iniziativa di ricerca dal nome DRONES (Drones, Robotics and Navigation Enabled Systems).

Dalla fine del 2018 la società ha iniziato ad utilizzare i droni all’aeroporto di Memphis allo scopo di consegnare ai reparti tecnici le componenti necessarie alla manutenzione degli aerei in maniera veloce e sicura oltre che ad ispezionare le piste di decollo, di atterraggio e le condizioni generali degli aerei in pista.

Per capire l’importanza di questo incarico basti pensare che l’aeroporto di Memphis, a livello mondiale, è secondo solo a quello di Hong Kong in termini di traffico aereo di tipo commerciale. Nel 2019 ha gestito quasi 5 milioni di tonnellate di merci, buona parte delle quali trattate proprio dalla stessa FedEx.

Infine, nell’Ottobre del 2019, FedEx ha annunciato di aver portato a termine, in collaborazione con Wing Aviation, la sua prima consegna commerciale via drone a Christianburg, in Virginia.

4. UBER: immagina il futuro dei viaggi aerei

concept di drone uber in volo

Uber aveva già fatto notizia in tutto il mondo nel 2016 per aver utilizzato una flotta di quadricotteri allo scopo di pubblicizzare, agli automobilisti bloccati nel traffico di Città del Messico, il servizio UberPOOL, un’applicazione che permette la condivisione di automobili tra più utenti.

Nello stesso anno pubblicava uno studio dal nome UberELEVATE incentrato sul futuro del trasporto aereo urbano a richiesta nel quale identificava i droni come parte integrante e fondamentale del progetto.

Da allora Uber ha tra i suoi obiettivi primari quello di plasmare il futuro dell’aviazione urbana nel settore del trasporto delle persone con l’intenzione di lanciare i primi test già nel corso del 2020 fino ad avviare ufficialmente le operazioni nel 2023 nelle città di Dallas, Los Angeles e Melbourne. Per capire l’entità delle forze messe in campo basti pensare che tra i principali partners di Uber si trovano nomi come Bell, Boeing e Hyundai.

drone uber eats in volo

Un altro dei settori su cui Uber ha manifestato un forte interesse è il servizio delle consegne via drone: nel 2018 tramite il suo amministratore delegato Dara Khosrowshahi, ha annunciato di voler includere nella sua attività di trasporto di cibo a domicilio, nota come UberEATS, la consegna tramite droni. I primi test sono stati già effettuati nel corso dell’estate 2020 a San Diego, California in collaborazione nientemeno che con McDonald’s.

Il drone pensato per questo scopo è stato presentato all’evento Forbes 30 under 30. Si tratta di un esacottero in grado di volare per circa 20 chilometri per un tempo massimo di 8 minuti trasportando un pasto completo per due persone. Il piano è quello, almeno inizialmente, di limitare il trasporto dai punti di ritiro a degli spot prestabiliti dai quali partirà l’ultimo tratto della spedizione in forma canonica.

5. MICROSOFT: dare priorità alle imprese

Fin dall’insediamento di Satya Nadella come CEO, Microsoft ha adottato strategie di comunicazione con il chiaro scopo di far tornare l’azienda ad essere vista dal grande pubblico, come accadeva in passato, come una società che guarda costantemente al futuro in molti settori differenti. Parte di questi sforzi si basano sull’idea di utilizzare la tecnologia dei droni come parte integrante dei processi operativi delle aziende in diversi ambiti.

Nel 2018 Microsoft ha annunciato di aver stretto un accordo nientemeno che con DJI, il noto produttore cinese, per l’introduzione di strumenti in ambiente Windows dedicati agli sviluppatori in modo da permettere di creare software per i droni con più facilità e dinamismo.

Queste le parole del comunicato: “Il nuovo SDK (System Development Kit) di DJI consente agli sviluppatori di costruire applicazioni native per Windows in grado di controllare a distanza i droni DJI, sia nel volo autonomo che nello streaming di dati in tempo reale. L’SDK permetterà inoltre alla comunità di sviluppatori Windows di integrare e controllare payload di terze parti come sensori multispettrali, componenti robotici, strumenti personalizzati e altro ancora, aumentando esponenzialmente le modalità in cui i droni possono essere utilizzati nelle aziende”

Ricordiamo che la collaborazione tra Microsoft e DJI era già nata nel 2015 con FarmBeats, un progetto di raccolta dati tramite droni e non solo, volto ad ottimizzare la produzione alimentare, monitorando costantemente da cielo umidità dell’aria, temperatura del suolo, potenziali infestazioni parassitarie e molti altri fattori in modo da influenzare positivamente la resa delle colture.

Interessante notare come i dati, raccolti perlopiù dai droni DJI della serie Matrice, vengano caricati sui server Azure Edge di Microsoft tramite lo spettro inutilizzato dei segnali della televisione classica, su una larghezza di banda quindi di facile reperibilità anche nelle aree rurali più remote.

6. FACEBOOK: il futuro di internet

drone facebook aquila in volo

Nel 2014 Facebook annunciò lo sviluppo di “Aquila” un drone in grado di rimanere in volo autonomamente per mesi. Costruito per la maggior parte in carbonio, aveva un’apertura alare pari a quella di un Boeing 737 al netto di un peso pari a circa la metà di quello di una comune utilitaria.

Questo aereo, nell’idea di Facebook, era nato come componente di una flotta di velivoli previsti per portare connettività Internet in luoghi difficilmente accessibili da questa tecnologia, volando stabilmente ad altitudini superiori ai 18 chilometri.

I tecnici di Facebook sostenevano che lo sviluppo di velivoli di questo tipo sarebbe stato nettamente più conveniente rispetto al portare le connessioni tramite cablaggi a terra con i metodi canonici. Inoltre, dal cielo, i droni sarebbero stati in grado di trasferire dati ad una velocità fino a 10 volte superiore di quella possibile all’epoca a terra.

I voli di prova iniziarono nel 2016, Facebook non tentò mai di nascondere i problemi a cui andò incontro e la prima missione ad avere successo fu portata a termine solo l’anno successivo sebbene ad un’altezza di soli 900 metri, ben al di sotto di quello che si sperava essere il risultato finale.

Infine, nel 2018, è stata annunciata la messa in pausa del programma dovuta anche al fatto che altre società, Google sopra tutte, nel frattempo si erano cimentate nello stesso campo con tecnologie diverse e risultati più interessanti.

L’abbandono di questo programma nello specifico non ha significato per Facebook anche l’allontanamento dalla tecnologia dei droni: alla fine dello stesso anno infatti la società ha annunciato una collaborazione con Airbus per testare velivoli di nuova concezione alimentati ad energia solare in territorio australiano.

7. APPLE: immagini migliori, mappe migliori

Apple Maps al suo debutto nel 2012 fu motivo di grande imbarazzo per la casa di Cupertino. Imprecisa nelle mappe così come nelle indicazioni (ospedali segnalati come negozi, piste aeroportuali confuse con strade) costrinse Tim Cook, CEO di Apple, a fare pubblica ammenda attraverso una lettera aperta rivolta agli utenti.

Da allora l’applicazione è certamente migliorata ma il contributo più grande è arrivato a partire dall’anno 2016 con l’introduzione dell’uso dei droni per la raccolta dei dati nei limiti delle leggi imposte da FFA e nel rispetto della privacy. I primi test furono condotti nella Carolina del Nord utilizzando droni sviluppati da DJI per Leica in grado di generare modelli tridimensionali della topografia delle aree rilevate.

Nel 2020 Apple ha assunto tra le sue fila Lisa Ellman, un avvocato specializzato in diritto nel settore dell’aviazione, come lobbista per l’area di Washington. Questo può significare una sola cosa: Apple è pronta a dare una spinta ulteriore ai suoi affari nel mondo dei droni.

8. IBM: visualizzare i disastri naturali in tempo reale

La più grande delle sfide che si affronta subito dopo un disastro ambientale è quella di valutare nel modo più corretto possibile l’entità e la gravità dei danni per determinare come, quando e dove mettere in moto la macchina dei soccorsi nel modo più rapido ed efficiente possibile.

A questo scopo, nel 2016, Andrew Trice, della divisione Cloud di IBM, ha creato un’applicazione dal nome Skylink. Questa permetteva di connettere droni consumer (il DJI Phantom 3 nello specifico) al Cloud dati di IBM permettendo un’analisi di molteplici fattori delle immagini inviate in tempo quasi reale sfruttando una serie di software di proprietà sempre di IBM (IBM Cloudant, OpenWhisk, IBM Watson e AlchemyVision). Senza entrare nello specifico del funzionamento tecnico di questa macchina, fu immediato capire come tramite semplici mezzi quali un drone consumer, un tablet, ed una connessione Wi-Fi fosse possibile sfruttare le tecnologie IBM per avere risposte immediate nei luoghi dei disastri.

Sempre IBM nel 2018 grazie all’evento Call for Code, una sfida annuale organizzata dall’azienda dove gli sviluppatori sono invitati a presentare soluzioni open-source con lo scopo di mitigare gli impatti prodotti dai disastri ambientali, ha permesso allo sviluppatore portoricano (nonché vincitore del concorso) Pedro Cruz, di far conoscere la sua applicazione dal nome DroneAID.

Nel 2017 l’uragano “Maria” colpì duramente l’isola di Portorico e Pedro Cruz rimase impossibilitato, data l’entità dei danni, a raggiungere la madre. Decise quindi di utilizzare il drone di sua proprietà per mettersi in contatto e comunicare con lei. Dal cielo, non poté fare a meno di notare i tanti messaggi che le persone lasciavano sul terreno nei più svariati modi per avvisare gli elicotteri di soccorso della presenza di feriti o della necessità di medicinali, di cibo, acqua o altro ancora.

Da qui l’idea: la creazione di un vocabolario visivo che potesse essere letto in maniera autonoma dai droni in volo sopra le zone disastrate, in modo da velocizzare la raccolta delle informazioni e l’intervento sul campo. I simboli sono stati poi standardizzati dalle Nazioni Unite e sono disponibili a tutti sotto varie forme ma non solo, possono essere anche riprodotti o disegnati, data la loro natura semplificata, con mezzi di fortuna in quanto DroneAID è stato allenato, grazie alla sua Intelligenza Artificiale, a riconoscerli ugualmente anche se distorti, sfocati, incompleti o in cattive condizioni di luce.

Nel 2019, per poi ripetersi nel 2020, IBM ha annunciato che avrebbe regalato 1500 droni DJI Tello per incoraggiare gli sviluppatori partecipanti alle successive edizioni di Call for Code a sviluppare soluzioni che andassero ad implementare questo tipo di tecnologia.

9. DHL: il ParcelCopter e la logistica intelligente

Anche DHL, la nota compagnia di trasporto internazionale e logistica, testa i droni nelle sue operazioni di consegna sin dal 2013, stesso anno in cui Amazon ha annunciato il suo progetto Prime Air.

Il suo ParcelCopter, che risale proprio a quell’anno, è un drone quadricottero dotato di una piccola stiva a forma di goccia, resistente alle intemperie, posta nella parte inferiore. Nel dicembre del 2013 effettuò il suo primo volo trasportando con successo un pacco sorvolando il fiume Reno fino alla sede centrale di DHL a Bonn per una distanza totale inferiore ad un miglio.

Subito a seguire ne venne rilasciata una seconda versione: volava ad un’altitudine di 50 metri dal suolo, per 45 minuti di autonomia, ad una velocità di circa 45 Km/h. Questo modello fu utilizzato per voli regolari ed autonomi tra la terraferma della Germania e l’Isola di Juist a circa 15 chilometri dalla costa: furono i primi voli in territorio europeo ad essere effettuati fuori dalla visuale di un operatore.

Dal 2016 DHL utilizza la terza versione del suo ParcelCopter: grande il doppio del suo predecessore è stato trasformato in un modello ad ala mobile, completamente autonomo, in grado di trasportare un carico utile di circa 2 chilogrammi alla velocità di oltre 70 Km/h.

dhl parcelcopter in volo sul mare

In soli 3 mesi di test è stato arruolato a titolo definitivo nella flotta DHL ufficiale anche grazie ad un’altra innovazione: lo SkyPort. Un sistema di carico e scarico pacchi completamente automatizzato, sviluppato appositamente per questa tipologia di drone, tramite il quale la merce viene gestita in maniera autonoma dal carico alla consegna. Nei 130 test effettuati, il drone ha portato a termine con successo tutte le consegne in un tempo medio di otto minuti su di un tragitto che con mezzi normali ne richiedeva almeno trenta.

9. EASYJET: usare i droni per i controlli di sicurezza

EasyJet, la nota compagnia britannica di voli low-cost, utilizza i droni per le proprie operazioni sin dal 2015, quando tramite uno di essi ha portato a termine un’ispezione completa su di un Airbus A320 in hangar.

Il quadricottero in questione, nominato RISER, era stato programmato per scansionare l’esterno dell’aeromobile così da valutarne la condizione fornendo un rapporto completo su eventuali danni o richiedendo all’occorrenza ispezioni canoniche più approfondite. Tutto questo in completa autonomia mantenendo una distanza di sicurezza fissa pari a un metro dalla carlinga dell’aereo.

Il prossimo passo, secondo easyJet sarà l’implementazione delle tecnologie di realtà virtuale. I tecnici infatti potranno ricevere il flusso video dei droni direttamente indossando degli occhiali intelligenti con i quali, tramite le tecnologie di realtà aumentata, potranno confrontare, per fare un esempio, le immagini della fusoliera dell’aereo con quelle registrate nelle ispezioni precedenti o avere sottocchio, è il caso di dirlo, manuali e riferimenti direttamente durante il corso dell’ispezione.

drone che ispeziona un aereo di linea

11. BBC: breaking News a volo d’uccello

Oggi i droni sono ampiamente utilizzati nell’industria cinematografica così come in quella televisiva dove si sono diffusi anche tra le piccole troupe per la produzione di trasmissioni anche a budget medio-basso.

BBC, nota stazione televisiva con sede nel Regno Unito, fu la prima a dare il via al loro utilizzo nel 2013 in concomitanza con la trasmissione di un programma televisivo sul progetto della HS2 (High Speed 2) la rete ferroviaria ad alta velocità che collega Londra ad una serie di altre grandi città inglesi, a tutt’oggi uno dei più impegnativi e costosi progetti ferroviari mai realizzati nel Regno Unito. Avendo catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, la BBC pensò di dare agli inglesi una visione più completa di quello che veniva dibattuto usando un esacottero per fornire una grande quantità di riprese dall’alto, in alta qualità, dei luoghi interessati dagli interventi.

Oggi, la BBC, è una delle poche organizzazioni di media al mondo ad avere un proprio team giornalistico interno che opera esclusivamente con i droni. Sempre la BBC ha prodotto, nel 2015, quello che forse è stato il primo filmato nel suo genere a diventare virale, nel quale venivano mostrate immagini inedite del campo di concentramento di Auschwitz per commemorare il settantesimo anniversario della liberazione da parte delle forze alleate.

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